La maison Ruinart presenterà nella VIP Lounge a Miart la serie “Conversations with Nature” e svelerà le opere dell’artista Julian Charrière!
In occasione della XXIX edizione di Miart, fiera internazionale di arte moderna e contemporanea che si svolge dal 4 al 6 aprile 2025, la Maison Ruinart è partner per il dodicesimo anno consecutivo. E presenterà, per la prima volta in Italia, l’artista protagonista della serie Conversations with Nature 2025. Da quasi 300 anni, la maison è coinvolta in un dialogo con la natura, fulcro della sua produzione di Champagne. Ed è mossa dalla convinzione che l’arte abbia il potere di trasformare. Ma anche mettere in comunicazione e illuminare gli esseri viventi.

Nel 2025, il brand prosegue la serie Conversations with Nature, invitando l’artista franco-svizzero Julien Charrière a condividere la propria visione artistica. Da sempre i suoi lavori, che includono installazioni, fotografie, performance e video, approfondiscono il rapporto con diversi ecosistemi. In qualità di artista ospite della serie di Conversations with Nature nel 2025, Charrière ha creato opere d’arte che riprendono l’impegno della maison per la natura.
Ruinart a Miart 2025
In particolare, l’artista ha reso omaggio al mare luteziano che sommergeva la regione Champagne 45 milioni di anni fa, e di cui le cave di gesso sotterranee della maison (le Crayères) sono i resti spettrali. Onorando dunque la preistoria marina e ribadendo l’urgenza della conservazione degli oceani, Charrière presenta fotolitografie che immortalano le barriere coralline. Mondi luminosi e pieni di vita simili al mare luteziano, un tempo fiorente.
Le stampe digitali reimmaginano i colori utilizzando pigmenti estratti da calcare di provenienza locale e coralli sminuzzati. Attraverso un processo litografico del XIX secolo, l’opera disvela immagini spettrali in cui il gesso, che è al contempo strumento e opera d’arte, crea un circolo perfetto della sostanza. In questo delicato equilibrio, ogni strato della creazione suggerisce il racconto di ere geologiche remote. L’estetica discreta, pallida e sommessa evoca la fragilità di questi ecosistemi e la memoria del mare attraverso le ere geologiche.